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Luoghi magici

Mu, com’era profondo il mare

Quel bisogno

Alla fine l’uomo va capito e con tenerezza si intuisce che la sua indagine filosofica è stata sempre la stessa, dai tempi del pantheon degli antichi greci alle credenze moderne sugli Ufo.

Appena ci siamo messi, piccoli puntini dell’universo, a fissare le stelle, le vette o gli abissi marini, sono scaturite storie di dei e leggende di terre scomparse, fantasie di altri pianeti o riguardanti altri esseri viventi. Perché difronte all’infinito, ai misteri, allo spazio, all’idea della morte, la mente umana ha avuto in ogni epoca lo stesso fanciullesco bisogno, quello di guardare oltre, di immaginarsi altri mondi, altre dimensioni, altri percorsi.

Mu, com’era profondo il mare

Le tracce di Mu

La vicenda di Mu a livello di studi, libri e “scoperte” comincia nel lontano 1864 in Messico o in India (le fonti al riguardo sono abbastanza confuse) quando da una parte l’abate fiammingo Brasseur ritenne di essere riuscito a decifrare un enigmatico codice Maya affidandosi ai metodi del monaco spagnolo Diego de Landa vissuto tre secoli prima di lui e dall’altra il colonnello inglese James Churchward, grande appassionato di archeologia e di viaggi in Oriente, scoprì in un tempio buddhista di Rishi delle tavolette scritte in una lingua misteriosa, passando sette lunghi anni a decodificarle.

La vicenda di Mu a livello di studi, libri e “scoperte” comincia nel lontano 1864 in Messico o in India

Mi immagino in entrambi i casi il retroscena: un bibliotecario uscito dal “Nome della rosa” o uno di quei sacerdoti dal passo lento, dalla voce profonda e dal sapere millenario convinse i due uomini dell’esistenza di Mu e che i reperti erano stati scritti dai Naacal, Sette Fratelli venuti dal continente sprofondato per sempre nell’Oceano e da loro ritenuto la culla di tutte le razze umane e di tutte le fiorenti civiltà successive.

In pratica il compito dei Sette Saggi (gli stessi rappresentati dai sette giganteschi Moai che guardano pensierosi l’oceano nella baia di Anakena di Rapa Nui…?), in fuga 13.000 anni fa da una tremenda catastrofe naturale determinata da un succedersi mai più visto di eruzioni vulcaniche e maremoti, sarebbe stato quello di salvare dalla dimora eterna degli abissi e di portare quindi sulla Terra le testimonianze sulle scienze, le dottrine e le religioni del passato, da quella mesopotamica, egizia, greca a quelle cinesi, persiane, indiane e precolombiane.

In un certo senso la fine tragica di Mu, secondo queste teorie, anticipò quella analoga di Atlantide, l’altro mitico continente marino (ma dell’Oceano Atlantico) consegnato ai libri di storia.

In pratica il compito dei Sette Saggi (gli stessi rappresentati dai sette giganteschi Moai che guardano pensierosi l’oceano nella baia di Anakena di Rapa Nui…?), in fuga 13.000 anni fa da una tremenda catastrofe naturale

La ricostruzione di Mu

Ma di che terra stiamo parlando?

Dove si trovava? Come ci si viveva?

Mu secondo i suoi numerosi studiosi che gli dedicarono viaggi e ricerche sul finire del ‘800 ebbe vari confini ideali: per Slater si trattava di un’isola enorme, collocata nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico, tra il Madagascar, Ceylon e Sumatra, e tali confini dipendevano dalle affinità zoologiche delle isole, che vedevano tutte la diffusione dei lemuri, al punto che chiamò questa specie di Terra Madre Lemuria.

Per il naturalista Wallace Mu andava posizionata più a sud, nel grande spazio estremo del Pacifico, tra l’Australia, la Nuova Guinea e le Isole Salomone e Fij.

Mentre per Churchward, quello delle tavolette indiane, Mu era un arcipelago enorme, largo migliaia di chilometri (8.000 x 5.000 !!), una sorta di giardino dell’Eden, con colline verdi, vegetazione tropicale, grandi animali come i mammuth, laghi e fiumi, che si espandeva dalle Hawaii all’Isola di Pasqua e contava più di 60 milioni di persone, divise in dieci tribù, di razza prevalentemente bianca, abili naviganti che portavano i loro commerci ovunque, raffinati architetti e scultori, governati da una sorta di dio Sole, capaci di colonizzare prima della tragedia finale le altre civiltà.

Mu secondo i suoi numerosi studiosi che gli dedicarono viaggi e ricerche sul finire del ‘800 ebbe vari confini ideali: per Slater si trattata di un’isola enorme, collocata nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico

Mu ovunque

Teoria affascinante quella del buon Churhward, anche perché assegnava alle varie isole polinesiane il ruolo delle eredi del Regno di Mu! E affascinanti anche le tesi di altri studiosi come Nivel e Le Plongeon che identificarono le stesse tavolette in città sepolte del Messico e gli stessi segni del continente perduto nelle antiche scritture maya o addirittura nei giganteschi Moai della sperduta Isola di Pasqua. O di chi ha voluto vedere nella particolarissima fauna e flora endemica delle Isole Galapagos il legame con mondi inabissati.

Il segno della cultura Mu che per i suoi sostenitori aveva dato origine alla storia del mondo si era sparso dunque tra più continenti.

E se la cercassimo in un fumetto?

Ma con buona pace dell’uno o dell’altro di questi accattivanti visionari bisogna dire che l’oceanografia ufficiale ha sempre ritenuto impossibili variazioni o addirittura sprofondamenti di terre sul fondale del Pacifico… (aggiungo sottovoce che nel 1986 un subacqueo giapponese ha trovato i resti di una splendida piramide in fondo al mare e che nel 2013 nei fondali di Mauritius il Team di Nature Geoscience guidato da un ricercatore norvegese ha trovato delle tracce di una crosta continentale scomparsa in tempi remotissimi: indovinate a quale impero inabissato si è pensato…?)

La storia, molto più probabilmente la leggenda di Mu, fu quindi totalmente misteriosa, disancorata da qualsiasi prova oggettiva, storica o scientifica che fosse.

Non ci resta che abbandonarci consapevolmente alla ingenua e entusiasmante tesi di inizio articolo, a quel bisogno innato dell’uomo di crearsi sempre un mitico altrove, di abitare altre dimensioni. Potremmo pertanto accontentarci di indagare sul passato del mitico continente perduto leggendo l’ultima avventura del Corto Maltese di Hugo Pratt o sfogliando le pagine di Martin Mystere, di Zagor o addirittura di Topolino.

Mu lì vive in eterno e come tale resta aggrappata in un angolo della nostra fantasia. Se poi questa fantasia si vuole viverla a pieno basta cercare in qualche biblioteca “The lost continent of Mu” dell’esimio professor Churchward. Giusto per lasciare qualche interrogativo in sospeso…

l’ipotetica collocazione di Mu secondo una mappa presente su wikipedia e tratta dall libro di Churchward

(l’ipotetica collocazione di Mu secondo una mappa presente su wikipedia e tratta dall libro di Churchward)

l’ultima avventura del Corto Maltese di Hugo Pratt

«Perché limitarsi a scegliere sempre una sola strada per raggiungere una meta? Perché cercare di conoscere perfettamente un unico percorso? Perché costringersi a spiegare proprio tutto? A volte c’è qualcosa di più di un conflitto fra lo scientificamente dimostrabile e l’ipotesi fantasiosa, fra l’assolutamente sicuro e l’intuizione difficilmente riscontrabile. È il caso del Triangolo delle Bermuda, è il caso di Mu o di Atlantide o Lemuria. I continenti scomparsi.»

Dalla prefazione di Marco Steiner all’ultima avventura di Corto Maltese

Dalla prefazione di Marco Steiner all’ultima avventura di Corto Maltese

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