7 giorni di vita lenta
La prima cosa che ho visto arrivando è stato un murales. Scritto a caratteri grandi: VITA LENTA.
E ho capito subito che ero nel posto giusto. Alle Azzorre il tempo si dilata. Il silenzio sa il tuo nome. A Terceira ti accoglie in cima a una scogliera e a São Miguel ti avvolge mentre aspetti un incontro speciale nel mare, con i cetacei. Terceira è stata la prima.

Angra do Heroísmo mi ha accolta con i suoi vicoli di pietra e le case color pastello. Sembrava un quadro che respirava. Ho camminato senza meta, tra piazze tranquille e l’Atlantico che si stendeva calmo all’orizzonte. Lì ho imparato a non avere fretta.
Poi Faial. L’isola blu. Ortensie lungo tutte le strade. Muretti a pietra che sembrano cucire l’isola. E il cielo che cambia ogni 5 minuti: nuvole, verde, sole, di nuovo nuvole.

Al Peter Café Sport ci sono passata. È un punto di riferimento di tutta l’isola, un posto pieno di storie, con i muri coperti di disegni e frasi di navigatori di tutto il mondo. Fuori, il porto era pieno di murales.
Lì ho imparato la frase più importante del viaggio: “Accetto quello che viene”. Perché il tempo cambia, i piani cambiano, e va bene così. La Caldeira mi ha tolto il fiato: un cratere gigante pieno di verde, silenzioso. Nessun rumore, solo noi e il cielo. Cinzia, Anastasia e Pamela Pico.

L’isola che fa paura e innamora. Il vulcano svetta e ti guarda tutto il giorno. Ho camminato tra i campi di lava nera e i vigneti a picco sul mare, Patrimonio UNESCO. Il profumo di sale e basalto non lo dimenticherò mai. Il mare era piatto, quasi immobile. Nessuna balena quel giorno, ma la grandezza del vulcano mi ha riempita lo stesso.
Ultima: São Miguel. L’isola verde. E qui è successo. Le Sete Cidades mi hanno lasciata senza parole. Due lagune, una blu e una verde, separate solo da un ponte. Poi la barca. Il mare calmo, 9 del mattino, e all’improvviso loro. I capodogli.

Un incontro speciale nel mare. Quando è emersa quella coda enorme mi sono emozionata. Non di tristezza. Di meraviglia. Mi sono sentita piccola e immensa allo stesso tempo. Una settimana è volata. Ma dentro mi è rimasta un’eternità.
Le Azzorre sono lentezza. Sono ortensie e muretti a secco. Sono gente che ti saluta anche se non ti conosce. È l’odore di oceano e l’accettare il cielo che cambia.
Torno a casa diversa. Con il sale sulla pelle, il verde negli occhi, il cuore pieno di Atlantico, di quell’incontro speciale con i cetacei e di quella scritta: Vita lenta.

Un posto unico al mondo. E io ho avuto la fortuna di viverlo.

Cinzia M. viaggiatrice da Fiesole
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