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Sherwood, quando cade una quercia

Una malinconica fine

Sherwood, quando cade una quercia

E’ appena spirata, povera quercia millenaria.

La Major Oak, come la chiamavano da queste parti.

Seguire l’accaduto su giornali e siti mi ha fatto l’effetto della rimozione dell’iconico autobus di “Into the wild” nel selvaggio Alaska ad opera degli elicotteri Usa.

Quando qualcosa che hai amato e idealizzato scompare, arriva un po’ di malinconia.

Qualcosa legato al mito, che non esiste più, che non sopporta i nuovi tempi, che per un motivo o per l’altro, cessa infine di esserci, di esistere, di rappresentare un ricordo e un simbolo di libertà.

Nel cuore della leggendaria Foresta di Sherwood, proprio al centro dell’Inghilterra, dove Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai poveri, il grande albero dopo 1200 anni probabilmente non ha retto l’eccessivo numero di turisti e curiosi che hanno in qualche modo avvelenato il clima, il bosco, l’aria.

Con le troppe voci che hanno allontanato gli uccelli, coi troppi passi dei visitatori che hanno compattato il suolo, rendendo più difficile la via della pioggia alle radici, coi troppi flash a rovinare la vita delle verdi chiome, coi troppi rifiuti lasciati intorno, coi gas delle macchine dei vicini parcheggi. E anche coi cambiamenti di temperatura e le prolungate siccità portate nella foresta dal cosiddetto “progresso”.

La notizia, la prova della morte? Dal possente tronco, dai millenari rami, questa primavera non sono più spuntate le foglie. E il rifugio del bandito più nobile di tutti i tempi si è così spento piano piano, gli animaletti che abitavano nella sua chioma se ne sono andati, il verde è sfiorito per sempre e come le altre querce di Sherwood che erano servite addirittura a costruire le navi dell’Ammiraglio Nelson e il tetto di St. Paul’s Cathedral è morta anche lei, lasciando tutti gli amanti dell’avventura un po’ più soli.

Perché questo senso di mancanza?

Perché dentro il suo enorme tronco di 10 metri di circonferenza (servono le braccia di almeno 12 uomini per abbracciarlo tutto!) e sotto la sua maestosa chioma non potremo più immaginarci il rifugio di Robin Hood e della sua banda, sia nei romanzi che nei numerosi film che nel miglior cartone animato che la Disney secondo me abbia mai prodotto!

Perché quando la natura perde, come nel caso dell’albatros nella Ballata del Vecchio Marinaio di Coleridge, perdiamo anche noi.

A nulla sono serviti gli interventi di conservazione e protezione delle associazioni ambientaliste, a nulla i tentativi di tenere Major Oak in posizione verticale tramite puntelli, cavi, tiranti e catene, alla vecchia quercia è semplicemente venuta a mancare una cosa, il suo habitat, il suo ossigeno. Il grande apparato radicale ha prima sofferto, la sete, la fame, e poi ha ceduto.

E’ morta per abbandono, per vecchiaia.

La quercia di Robin Hood resterà comunque lì, anche da morta, anche più spoglia e malinconica, a monito della necessità di proteggere ancora meglio la foresta di Sherwood e con lei tutte le altre foreste del mondo che noi umani francamente non ci stiamo meritando troppo. Magra consolazione sapere che le ghiande e le talee prelevate dal carismatico albero siano nel frattempo diventati altri giovani alberi piantati in vari paesi del mondo. Anche perché la stessa foresta di Sherwood non è più estesa come una volta (poco più di 4kmq purtroppo), mangiata dai campi seminati, dalle strade, dalle case, dalle miniere di carbone che rendono più delle aree verdi evidentemente…

Mi chiedo se Robin Hood l’avrebbe potuta salvare.

Mi chiedo se Robin Hood l’avrebbe potuta salvare.

Il principe dei ladri

Rivestito di mistero e leggenda – è esistito veramente o è stato una fusione di elementi quali l’astuto eroe popolare, il bandito giustiziere ma violento, l’infallibile arciere del popolo, il nobile sassone decaduto e ravveduto, addirittura una specie di dio della foresta? – il personaggio di Robin Hood ha segnato la vita stessa della foresta di Sherwood e ha costituito l’archetipo della lotta per la libertà.

Con Riccardo Cuor di Leone lontano dal regno per le spedizioni delle Crociate l’Inghilterra medievale era percorsa da malcontenti e ingiustizie sociali e Robin si prese a cuore con la sua banda il destino dei più poveri, da proteggere dalle angherie e dalla vessazione delle continue tasse ad opera del Principe usurpatore Giovanni e del prepotente Sceriffo di Nottingham, stolto esecutore di leggi (e pensando ai tre personaggi più che ai film con Flynn, Costner, Jackman o Crowe… non riesco a raffigurarmeli meglio dei tre animali antropomorfi utilizzati nel cartoon, la furba volpe, il leone viziato e l’orso borioso).

Ma passiamo a lui, il bandito gentiluomo: in inglese il suo nome Robin significa “splendente di gloria”, mentre Hood si traduce con “cappuccio”, quasi a delinearlo appunto come un eroe misterioso, catapultato all’improvviso a rompere i piani e le cattiverie dei potenti di Nottingham.

Lui credeva essenzialmente in due principi di giustizia sociale: “rubare ai ricchi per dare ai poveri” (e la ballata dei poveri abitanti di Nottingham tra le capanne e la grande quercia di Sherwood nel cartoon è davvero commovente) e “ribellarsi e ribellarsi ancora, finché gli agnelli diventeranno leoni”.

Un carismatico capo-popolo, insomma, pronto a scagliare le sue frecce contro ogni forma di tirannia e di tracotanza. Forte delle sue strategie, dei suoi nascondigli a Sherwood, dell’alleanza con tutti gli sfruttati e oppressi della contea, della complicità dell’amante Lady Marian (una volpina deliziosa e sensuale coi soliti grandi occhioni nel capolavoro di Disney), dell’aiuto dell’amico fraterno Little John e anche di quello del bizzarro ma coraggioso Frate Tuck.

Le gesta di Robin Hood e dei suoi compagni contro i re fantoccio, gli avidi proprietari terrieri e il clero corrotto, tramandate come contributi orali, divennero saga e leggenda, tra le più belle, le più cercate, le più sentite, si elevarono fino a rappresentare la storia di un riscatto, di una ribellione, di una speranza.

A chi non può piacere una narrazione del genere?

Credo davvero che ogni mito nasca da un bisogno recondito dell’uomo, da una sua dimensione ideale e latente, nascosta in qualche parte dell’anima. E Robin Hood indubbiamente questa dimensione seppur nelle vesti del ladruncolo, dell’imbroglione, ha saputo intercettarla.

Per rivivere la sua epoca si può scegliere una vacanza nel verde di Sherwood, durante il Festival medievale che ha date variabili ogni estate, per ritrovarsi lì tra menestrelli, arcieri, giullari, alchimisti, mangiatori di fuoco, attori girovaghi, sfilate di abiti tipici e vecchie storie dell’eroe incappucciato.

Credo davvero che ogni mito nasca da un bisogno recondito dell’uomo
E una volta a Sherwood ognuno si sceglie l’immagine di Robin Hood che preferisce

E una volta a Sherwood ognuno si sceglie l’immagine di Robin Hood che preferisce, quello “addomesticato” della Disney, l’eroe romantico e coraggioso di tanti film, la figura più ambigua e oscura di certe fonti letterarie, che lo raccontano dopo un breve periodo a corte col ritorno di Riccardo Cuor di Leone, incapace di intraprendere una vita normale e preferire quella da fuorilegge nella macchia. La fine delle sue scorribande ebbe luogo in un convento, avvelenato da una suora traditrice.

Due passi per Nottingham

Due passi per Nottingham

Anche se il soggetto di questo breve racconto è stato quello di un grande eroe, di una grande foresta e di un grande albero prima o poi quando si esce dal mito e dalla natura si arriva alla città di Nottingham.

E’ lei la capitale delle Midland inglesi, delle terre e dei boschi una volta percorsi dall’astuto arciere al servizio dei poveri. Visitarla significa essenzialmente scoprire tre o quattro cose: salire sulla collina panoramica dove sorge il Nottingham Castle Museum and Art Gallery (qui risiedeva il crudele sceriffo combattuto da Robin), camminare un po’ tra le strade e i locali indie del Lace Market che furono il centro dell’industria mondiale del merletto (le concerie a Nottingham erano anche situate in grotte sotterranee, le stesse usate poi come rifugi antiaerei e che oggi ospitano negozietti e pub), recarsi alla raffinata tenuta elisabettiana della Wollaton Hall dove la campagna inglese è abitata da tanti daini e dove per gli appassionati si riconoscerà la location di “Batman, Il Cavaliere oscuro” o si potrà seguire a fine luglio lo Splendour Music Festival, mentre a settembre va in scena, vista la grande presenza di etnia indiana, la cerimonia in onore della divinità di Ganesh.

I ragazzi potranno divertirsi con attività come il tiro con l’arco (ovviamente!!), il paintball, il lancio dell’ascia e il percorso avventura stile esercito nel Parco Adrenaline Jungle nascosto proprio in mezzo alla vicina foresta di Sherwood mentre per lo shopping basterà tornare al centro di Nottingham, gravitare in Old Market Square e poi rifugiarsi se piove o se si ha sete in uno degli storici pub della città, magari brindando alla gloriosa e lunghissima esistenza della quercia di Robin Hood.

gravitare in Old Market Square e poi rifugiarsi se piove o se si ha sete in uno degli storici pub
il Nottingham Castle Museum and Art Gallery (qui risiedeva il crudele sceriffo combattuto da Robin)
si potrà seguire a fine luglio lo Splendour Music Festival

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