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Ventotene, il mare e lo spirito

Nel paesino

Ventotene, il mare e lo spirito

A Ventotene la piazzetta centrale del paese è bellissima: ci si arriva dopo aver percorso il porto romano con le barche colorate pronte a partire per le battute di pesca e le escursioni dei turisti. Dalle famose rampe borboniche, quei piccoli tornanti in salita resi famosi dalle scene di “Ferie d’agosto” e affollatissimi ogni fine settembre dalla processione religiosa e dalla banda musicale in onore di Santa Candida, il panorama azzurro del mare si svela piano piano, con l’orizzonte occupato dalla severa mole del penitenziario di Santo Stefano.

L’aria di questo inizio estate è pulita, tersa, il sole già picchia nelle ore centrali ma il clima mitigato dal vento fa sentire bene.

Dalle famose rampe borboniche, quei piccoli tornanti in salita resi famosi dalle scene di “Ferie d’agosto”

Un aperitivo a due passi dall’acqua, in quei magazzini scavati nel tufo usati fin dai tempi dei Romani, a base del fresco vino bianco locale, di olive, lenticchie, zeppole fritte e bruschette coi pomodori coltivati nei campi lì intorno predispone l’animo a una fantastica giornata.

La piazzetta aspetta là in alto, con gli alberi intorno, le casette a grappolo e di tanti colori pastello, come a Procida, l’edificio giallo del Municipio con interi pezzi del famoso “Manifesto di Ventotene” riportati in calligrafia ordinata e partecipe sulle sue mura, insieme ai volti di chi quei pensieri li ha dedicati a un’Europa aperta, nuova e libera.

I bambini nati qui giocano a palla, ridono, si rincorrono, hanno quell’aspetto semplice e libero di tutti i bambini che ho visto nelle isole del mondo: molto attaccati al loro posto, al loro mare, amici per davvero, legatissimi, fino a quando una scuola o una barca o un lavoro lontano, “in terraferma”, li separerà. Gli innamorati di qui prendono la via del giardino situato dietro il Municipio, li aspetta il tramonto, vista Santo Stefano.

Nella piazzetta ti servono un ottimo caffè ai tavolini dei bar ed esiste una preziosa libreria di quelle tematiche e coraggiose, che mi piacciono tanto: si chiama “L’ultima Spiaggia” ed è interamente dedicata al mare, alle isole e allo spirito del “Manifesto”. Decido di contribuire in qualche modo all’economia locale: la prenotazione della classica gita in barca con tuffi e spaghettata a bordo, dei ristoranti più panoramici, della visita alle particolarissime cisterne romane; l’acquisto di un completino da mare giallo-fluo e azzurro, come il sole e il mare di queste parti, con la scritta “Evaso”, un brand originale dedicato alla fuga ideale dal carcere che imprigionò per anni di esilio delle brillanti menti politiche; l’acquisto appunto di un libro tutto centrato sulle isole, quelle immaginarie, quelle della fantasia, quelle che hanno sempre ispirato sogni e vagabondaggi, storie e libertà, miti e mostri, piccoli e grandi eroi.

La piazzetta di Ventotene è il luogo degli incontri, delle chiacchiere, delle pause

La piazzetta di Ventotene è il luogo degli incontri, delle chiacchiere, delle pause. Quello dove incroci lo sguardo saggio e genuino delle vecchiette del posto, quello dove i quattro pescatori “ufficiali” dell’isola ti consigliano il loro ristorante di pesce, ovvero quello che cucina il loro pesce (!), che gli è costato albe su albe, marosi in tempesta, vento e sole in faccia e mani rugose. La piazzetta di Ventotene è un piccolo incrocio della vita nel Mediterraneo, con fili che si intrecciano, che arrivano da un passato di lotta, di idee politiche coraggiose e che ti portano in un presente che significa camminate libere tra le viuzze strette, tra le casette colorate che specie in inverno significano calore, comunità e compagnia, tra le botteghe artigiane dove si vendono le ceramiche bianche e azzurre simili a quelle viste in tante isole greche e le oche in legno che avvisavano le nobildonne romane di eventuali pericoli in arrivo…

I resti di Roma sono parecchi a Ventotene: di ville che guardavano il mare, di peschiere, acquedotti e cisterne sotterranee

Qui finirono infatti in esilio prima che gli intellettuali antifascisti alcune famose donne dell’antica Roma come Giulia, la figlia di Augusto, Agrippina la nipote di Tiberio e Ottavia, la prima figlia di Nerone spedita qui dall’imperatore incendiario perché figlia di Claudio e troppo amata dal popolo. I resti di Roma sono parecchi a Ventotene: di ville che guardavano il mare, di peschiere, acquedotti e cisterne sotterranee che servivano a raccogliere l’acqua piovana e a rifornire idricamente tutta l’isola.

Dalla piazzetta del centro storico partono anche le poche vie dell’isola, che ti portano a scoprire i murales, le colonie di gatti, gli orti, le vigne, i vasi di basilico e di fiori appesi fuori le finestre, i campi di lenticchie, gli alberi da frutto e di agrumi. Che arrivano chiaramente sempre al mare, o ad ammirare dall’alto una poetica spiaggia oppure un’ardita scogliera. O per i curiosi di cinema a svelare il volto delle due ville dove le famiglie di Silvio Orlando e Ennio Fantastichini nel riuscitissimo film di Virzì hanno dispiegato uno degli scontri più simpatici tra la sinistra e la destra italiana: fossero tutte così le battaglie e le divisioni politiche… tra cannette e motoscafi, tradimenti e amore libero, dibattiti ideologici sotto le stelle di un’isola.

Piazza Castello è ovviamente anche la tappa di partenza delle notti estive, quelle dove sotto la luna si balla, si beve, si ride

Piazza Castello è ovviamente anche la tappa di partenza delle notti estive, quelle dove sotto la luna si balla, si beve, si ride e le stelle sembrano esaudire tutti i desideri.

La movida dell’isola è molto piacevole, molto naturale, meno chiassosa della vicina Ponza. Ponza intendiamoci è meravigliosa, è l’isola da cartolina, ma Ventotene l’estate è frequentata da persone che sentono di più l’appartenenza al luogo, la amano e la rispettano in modo ancestrale, grati di quella dimensione più raccolta, di quello scrigno di ricordi che probabilmente gli appartiene da tanto tempo. Spesso tornano sempre gli stessi a Ventotene, hanno le case, le barche o i seicento familiari che li aspettano e questo la piazzetta lo sa.

In mare

Appena lasci il suo porto l’isola è schierata con tutte le sue bellezze, cupole e colori come nella scena di un quadro. E poi prendi il mare, vai felicemente per mare.

Il mare intorno a Ventotene è verde smeraldo, ci sono punti sotto le scogliere più alte dove la sua trasparenza è incredibile. Vi si pescano cernie, scorfani, calamari, ricciole, tonni, orate, saraghi, tutti destinati a finire su magnifiche griglie o a condire squisite paste asciutte. Al largo ogni tanto si incrociano i delfini.

Il mare intorno a Ventotene è verde smeraldo, ci sono punti sotto le scogliere più alte dove la sua trasparenza è incredibile

I subacquei amano molto i fondali dell’isola, basti pensare che qui il Diving Word nato nel 1968 è stato uno dei primi centri attrezzati d’Italia. L’isola è area marina protetta dal 2000 e gli appassionati si immergono tutti i giorni per ammirare oltre ai pesci le spugne, le gorgonie, i prati di alghe marine, le grotte e gli archi rocciosi, i giochi di luce, i relitti di navi: il grande blu a Ventotene ammalia e ti fa tornare, tornare, tornare. A Punta dell’Arco si possono vedere le ancore romane e borboniche spuntare tra i grappoli di rose di mare e sotto le coste dell’isolotto di Santo Stefano addirittura i barracuda e dei resti di navi romane. Il mare intorno a Ventotene è profondo fino a 700 metri, l’isola d’altronde è la parte terminale di un vulcano emerso. Questa wilderness si avverte a Ventotene, sempre.

La spiaggia più bella e scenografica di Ventotene è sicuramente Cala Nave: si raggiunge con una piccola discesa a piedi, a soli cinque minuti di distanza dalla piazzetta. La sabbia è scura, il mare pulitissimo, non mancano i posticini per un pranzo o una cena romantica vista mare. A completare il quadro la presenza di un grande scoglio e poco lontano la sagoma dell’isolotto di Santo Stefano dove durante il regime fascista venivano mandati al confino i prigionieri politici come Sandro Pertini e Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, i tre principali autori nel 1941 di un Manifesto per l’Europa libera e unita che ultimamente ha causato tanti pruriti a una certa classe politica.

La spiaggia più bella e scenografica di Ventotene è sicuramente Cala Nave
prigionieri politici come Sandro Pertini e Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, i tre principali autori nel 1941 di un Manifesto per l’Europa libera

Mi limito a dire che se tra le onde, il vento e i campi di Ventotene, oltre che nelle facce fiere della sua gente, aleggia un certo spirito di indomita libertà è anche per quegli uomini, per quelle idee, per quel coraggioso contributo culturale preso a modello dalla futura Unità Europea. Proprio così, l’Europa come soggetto politico, ispirata alla pace, alla partecipazione, alla democrazia, nasce proprio nelle acque limpide e nel confino triste di Ventotene.

L’altra spiaggia frequentata dai bagnanti a Ventotene è quella di Cala Rossano, un altro arco perfetto dai colori bronzati e circondato da falesie e costoni di tufo, vicino al porto moderno e sotto uno dei disco bar più frequentati nelle notti estive.

L’altra spiaggia frequentata dai bagnanti a Ventotene è quella di Cala Rossano

Cala Rossano è bella e poetica, specie al tramonto, ma mi ha sempre messo una certa malinconia perché sotto le sue fragili scogliere sono purtroppo morte per una frana due studentesse di una scuola del mio quartiere romano, rimaste a guardarci per sempre da un tenero murales dipinto a loro memoria sull’edificio scolastico dove le mie figlie hanno frequentato le elementari.

Quando con mia moglie siamo arrivati in quel punto l’emozione è stata forte e c’è addirittura ancora un nastro bianco e rosso, insieme alle barche tirate a secco, a segnalare il punto della tragedia.

Scarsa manutenzione e controllo della costa? Colpa del fato?

Tanto ormai non serve a niente, che Ventotene sia lieve a Francesca e Sara, mai più tornate coi loro soli 14 anni da quella spensierata gita d’aprile.

Infine a Ventotene si raggiunge in barca la bianca insenatura di Cala Battaglia, molto selvaggia e lontana da tutto, oppure ci si spalma sugli scogli piatti sotto il faro, sempre vista Santo Stefano. Qua e là si notano dei buchi negli scogli: i romani ci conservavano il pesce, ricoprendolo di sale.

Per un tuffo nel mito invece basta dirigersi agli scogli delle Sconciglie dove secondo alcune fonti le sirene tentarono di sedurre Ulisse e i suoi compagni d’avventura.

Gli eredi dei primi coloni provenienti dal Regno di Napoli per volere del Re borbonico Ferdinando IV le guardano insieme ai resti dello storico carcere dai promontori e dagli spalti dell’isola che tra poco festeggerà la sua Santa per poi rifugiarsi nel suo lungo sonno invernale.

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