Menu
Cultura da Viaggio

Vuelvo al Sur

Torno a Sud

“Torno a Sud, come si ritorna sempre all’amore,
torno a Te, col mio desiderio e la mia paura,
porto il Sud, come una destinazione del cuore,
sono del Sud, come le arie del bandoneon.
Sogno il Sud, immensa luna, cielo capovolto,
cerco il Sud, il tempo aperto e il suo dopo.
Amo il Sud, la sua buona gente, la sua dignità,
sento il Sud, come il tuo corpo nell’intimità.
Ti amo Sud…”

Vuelvo al Sur

Questa bellissima canzone e il suo ritmo ancora più struggente rappresentano probabilmente il manifesto del tango più genuino, suonato, cantato e ballato nei più storici locali di Buenos Aires.

Il sud come richiamo, come destino, come scelta sentimentale.

Il sud come destinazione del cuore e per questo simile all’idea stessa dell’amore.

Il Sud come dimensione dell’anima, come simbolo dell’America Latina stessa, di questo maiuscolo e magico continente che se ti entra dentro con le sue pulsioni è finita, non ce ne è per nessuno.

Il sud come richiamo, come destino, come scelta sentimentale.

I grandi protagonisti del tango

Che ballo sensuale che è il tango, che capolavoro stilistico, e che musiche nostalgiche lo accompagnano e quale eleganza dei movimenti, dei corpi, quale raffinatezza nei vestiti, quali arie struggenti suonano i suoi strumenti principali come il violino, il bandoneòn, la chitarra e il flauto.

Che personaggi che lo hanno inventato, interpretato, amato e sofferto, cantato ed esportato ovunque nel mondo, dall’indimenticabile immigrato francese Carlos Gardel, il dandy malinconico dalla voce perfetta (“Mi Buenos Aires Querido” – “El dìa que te quieras” – “Volver” – “Soledad”) pioniere del genere più classico insieme a Troilo e Arolas, stella anche nel cinema e primo artista a raggiungere la sfera del mito per la morte che lo raggiunse con un incidente aereo durante uno spostamento per la sua tournè sudamericana in Colombia, al Re del Bandoneòn (la piccola fisarmonica di origine tedesca che è lo strumento simbolo del Tango) che aveva il volto simpatico e i baffoni latini di Astor Piazzolla, figlio di due italiani sbarcati in Argentina da Massa Carrara e da Trani, l’uomo dalla grande personalità, capace di trasformare il tango in una specie di jazz, in un’altra stupenda musica emozionale d’ascolto, non chiusa a nuove contaminazioni. Perché lui aveva respirato il mondo, avendo vissuto anche a New York e Parigi e perché in fondo nella sua visione l’estuario del Rio de la Plata che rappresentava così tante popolazioni e culture e affluenze multietniche poteva permettere, migliaia di chilometri più a sud, il sorgere dello stesso fenomeno musicale del jazz, nato sulle sponde del Mississippi.

ritratti di Gardel e Piazzolla presi da wikipedia

(ritratti di Gardel e Piazzolla presi da wikipedia)

Il destino moderno del tango

In versione moderna sono dei capolavori le incisioni dei Gotan Project, dove il tango suonato e cantato a me per esempio arriva più sensuale e affascinante che mai.

O il tango dalle evidenti sonorità andine di Dino Salluzzi, davvero molto evocativo.

E il tango ovviamente è diventato anche un patrimonio culturale dell’umanità per l’Unesco, un vero fenomeno mondiale, sbarcato in Europa soprattutto nei salotti liberty di Parigi, con tangherie aperte in tutto il continente, colonne sonore come quelle di Gato Barbieri, sottofondo musicale di famosi film come “Evita”o “Ultimo Tango a Parigi”, “Profumo di donna” o “Lezioni di Tango”.

E il tango ovviamente è diventato anche un patrimonio culturale dell’umanità per l’Unesco

E’ diventato altresì un fenomeno commerciale di grande rilievo per l’economia di Buenos Aires: negli anni d’oro il suo giro d’affari raggiunge i 200 milioni di dollari l’anno e comprende un po’ tutto quello che gira intorno alla danza e alla musica argentina per eccellenza: le vendite dei cd, la frequentazione delle sale da concerto o delle milongas con le loro luci soffuse e ambienti soft dove cimentarsi nei passi più semplici o arditi, l’ascolto della mitica Raio Ciudad che da decenni manda in onda solo pezzi di tango, l’acquisto degli abiti eleganti, delle scarpe artigiane in cuoio, dei cappelli, dei merletti, delle perline, più i piccoli gadgets come i quadretti colorati che ritraggono scene e locali di tango della Boca.

Per non parlare dei corsi delle scuole di ballo, come quelli presi d’assalto alla “Academia Nacional”, alla “Tango Escula di Carlos Copello” o alla “Confiteria Ideal”, gli spettacoli più tipici nei bar malfamati dei barrios Palermo, Pompeya e San Telmo, come il “Bar Chino”, il “Bar Sur”, il “Cafe de los Angelitos”, le cene con show annesso nei ristoranti più eleganti alla cifra media di 130/150 Euro a persona, oppure anche i semplici acquisti di libri e album fotografici a “El Ateneo Grand Splendid”, la più grande e bella libreria della capitale, o dei cd di Gardel nella sua “Casa Museo” piena di cimeli, o di notti a tema nell’ “Hotel Tanguero” pieno di vetrine, bacheche, spartiti musicali, album di fotografie e vecchi ricordi.

Casa Museo” piena di cimeli, o di notti a tema nell’ “Hotel Tanguero” pieno di vetrine, bacheche

Dentro il Tango

Il Tango esprime da sempre la passione e insieme la malinconia, l’intenso rituale del corteggiamento, l’anelito di una terra lontana, la consapevolezza dell’esilio, la fierezza di un popolo, la vicinanza con l’atto sessuale e allo stesso tempo coi vicoli e le taverne popolari della Boca a Buenos Aires, il quartiere tipico delle casette popolari dove verso la fine dell’800 questa danza elegante nacque e questa musica per la prima volta risuonò.

L’Argentina di allora era un paese piuttosto nuovo e ricco di opportunità, anche in campo artistico. Vi fu una specie di naturale e alchemica fusione tra melodie italiane, flamenco andaluso, milonga locale dei gauchos uruguaiani e ritmi cubani e africani come il candombe conosciuti nei viaggi lontani dai marinai di ritorno nella grande città.

Vite, culture, ritmi, carnevali, storie diverse. In un ambiente malfamato e spavaldo dove non mancavano le sfide a coltello o ai tavoli da gioco e dove magari dopo una rissa si arrostiva tutti insieme la carne all’aperto o si ballava una milonga che rendeva molto apprezzabile la vita del barrio.

La mescolanza della nuova musica secondo il grande scrittore Borges ebbe origine nei bordelli del Rio de la Plata, nei bassifondi, nelle bettole fumose, così piene di immigrati, avventurieri, di sempre nuovi arrivi e di donne libere e spregiudicate.

E nei vicoli colorati e umili della Boca, quartiere popolato di numerosi immigrati liguri, che animarono soprattutto la via del Caminito

E nei vicoli colorati e umili della Boca, quartiere popolato di numerosi immigrati liguri, che animarono soprattutto la via del Caminito, assurta a simbolo del tango e ancora oggi piena di Caffè, taverne, localini e negozietti nei suoi famosissimi cento metri dipinti con la vernice avanzata per pitturare le barche e le chiatte dei marinai.

Gli Xeneizes (i genovesi) diedero vita anche ad altri miti quali lo slang popolare del lunfardo e la squadra di calcio del Boca Juniors che decenni dopo avrebbe visto all’opera il genio calcistico di Maradona. Passione o follia è difficile dirlo ma moltissimi tifosi del Boca, la squadra tifata allo spasimo dal 40% degli argentini, lasciano in testamento un particolare desiderio: far spargere le loro ceneri sul campo della Bombonera, tra mille coriandoli, fumogeni e grida per un gol della mitica compagine giallo-blu.

Gli Xeneizes (i genovesi) diedero vita anche ad altri miti quali lo slang popolare del lunfardo e la squadra di calcio del Boca Juniors

Per capirlo meglio il tango bisognerebbe studiarlo e vederlo da vicino, ascoltarlo in un momento di introspezione, o avere un amico di Buenos Aires che ti porta in giro nelle lunghe notti della città, nei bar di periferia frequentati solo dai ballerini del barrio, o magari ad ammirare il murales gigante di Astor Piazzolla che campeggia lungo l’Avenida de Mayo all’angolo con la strada più larga del mondo, l’Avenida de Julio, quella del potere politico, quella dell’altissimo obelisco che sorveglia ogni giorno le milioni di macchine che gli sfrecciano sotto. Proprio qua, tra la Casa Rosada e il Palacio del Congreso, neanche troppo distante dalla Plaza de Mayo dove tante donne argentine colpite negli affetti sventolano con dolore e dignità i loro fazzoletti bianchi per i parenti desaparecidos, il tango ti seduce anche con un graffito.

il Tango così intriso di linguaggio e natura popolare, di note sensuali, di versi graffianti o bollenti

Il ballo dell’amore e del popolo

Chiaramente il Tango così intriso di linguaggio e natura popolare, di note sensuali, di versi graffianti o bollenti, di sfide, desideri e abbandoni, di allusioni neanche troppo velate al peccato, non poteva essere celebrato dai protagonisti della sanguinosa dittatura argentina (1955-1983), più occupati a buttare i dissidenti dagli aerei in volo e a causare migliaia di desaparecidos che inclini a favorire un ballo così rivoluzionario e sovversivo che veniva dalla gente, la gente semplice di Buenos Aires.

Diverso fu il destino del Tango negli anni di Evita Peròn (dal 1946 al 1952), che lo innalzò a genere musicale e a danza per eccellenza del patriottismo argentino.

Assistere a uno spettacolo di Tango oggi a Buenos Aires significa tante cose: farsi rapire da un’atmosfera unica, cedere alla passione che bravissimi ballerini esprimono, con quei corpi che si avvicinano e che si avvitano quasi, si fanno moine, sgambetti, provocazioni, si intrecciano, si abbracciano, si ammaliano, si cercano e si respingono ubbidendo a una corrente segreta, dando voce a una sorta di erotismo liberato e sincero, mettendo in scena, in fondo, l’andamento altalenante di una coppia, della vita stessa, con gli scatti improvvisi della testa, gli sguardi di sfida, i non sguardi, i segnali delle mani, delle spinte delle mani, i passi frenetici, le schiene delle donne che si piegano all’indietro, i corpi degli uomini che si porgono in avanti.

quei corpi che si avvicinano e che si avvitano quasi, si fanno moine, sgambetti, provocazioni

E in più puoi farti trasportare lontano dalle note evocative del bandoneòn, rimanere estasiato davanti all’eleganza degli artisti, vestiti spesso di nero, con cappelli di tesa, abiti coi merletti, i reggicalze, i tacchi vertiginosi e magari con una rosa in bocca a rendere la scena ancora più languida.

Il Tango è l’amore in musica, l’amore in tutte le sue sfaccettature, da quella erotica a quella nostalgica. Ed è probabilmente, come una volta lo definì il nostro Paolo Conte, “il riassunto di una vita”.

Credo più a questa definizione che a quella passata alla storia, molto inflazionata, di Enrique Santo Discèpolo che definì il tango “un pensiero triste che si balla”

Il Tango è l’amore in musica, l’amore in tutte le sue sfaccettature, da quella erotica a quella nostalgica

Alcune incisioni memorabili di Tango:

I capolavori di Carlos Gardel

“Mi Buenos Aires querido”

“El dìa que me querias”

“Volver”

Il capolavoro di Astor Piazzolla “Vuelvo al Sur”

La versione epica di Vuelvo al Sur dei Gotan Project

Sempre i Gotan Projects col loro manifesto “Queremos Pàz”, ispirato da un breve campionamento del discorso di Che Guevara alle Nazioni Unite nel 1964

Offerte e prezzi

Non ci sono Commenti

    Lascia un commento

    Iscriviti al Grillo Viaggiante e Caesar Tour Clicca qui

    Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi