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Il grillo Racconta / Isole

Pensieri per Ponza

Ti ho rivista in primavera e ti ringrazio.

Perché la tua bellezza è unica, anche coi nuvoloni e il sole che gioca a nascondino.

Perché sveli un altro volto, più timido, più intimo. Perché ho capito e conosciuto tante altre cose di Te.

Sei diventata ormai la mia piccola isola italiana preferita, quella che sta salda da qualche parte nel cuore, quella che mi illumina lo sguardo a ogni nuovo incontro.

La pausa invernale

Pensieri per Ponza

Ti sei fatta trovare così, col mare quasi severo, libero dalle centinaia di gommoni, gozzi e barche a vela che imperversano tra le tue meravigliose calette. Con le vie del centro ancora mezze vuote, con le assi di legno delle finestre screpolate dalla salsedine.

Silenziosa, irreale, senza quel rumore perenne di giovani e di musica che ti investe a luglio e agosto.

Tutta in mano ai tuoi abitanti, ai marinai che faticano avanti e indietro sui traghetti, ai pochi contadini dagli sguardi antichi e pazienti, ai tuoi allegri scolari e scugnizzi che giocano sulla sabbia di Giancos e di Santa Maria, ai pescatori che nel porticciolo borbonico riparano le reti e le nasse, impilano le boe, verniciano le barche, ripetono il rito di ogni partenza e di ogni ritorno e contano le ricciole, le aragoste e i calamari frutto del bottino notturno.

Ti sei fatta trovare così, col mare quasi severo, libero dalle centinaia di gommoni, gozzi e barche a vela

Tutta in mano ai tuoi vecchi rugosi che ti fissano dalle soglie di piccole case colorate o dagli orti dove stanno seminando i pomodori e le melanzane o dove sono piegati a raccogliere lenticchie e cicerchie. I vecchi sul molo e nelle taverne a giocare a carte, a raccontarsi le vite o i ricordi del “continente”. Le vecchie vestite di nero perché forse qualche marito in mare lo hanno anche perso.

Sei di chi è rimasto, affezionato, ostinato, come l’ostrica di Verga attaccata allo scoglio, al suo scoglio.

Sei di chi è rimasto, affezionato, ostinato, come l’ostrica di Verga attaccata allo scoglio, al suo scoglio

Sei di chi ha sopportato solitudini e tempeste, il peso di giorni e mesi tutti uguali, di navi che non arrivavano coi rifornimenti necessari, di figli che non tornavano più perché l’isola gli stava ormai stretta.

Sei la Ponza che sta uscendo dalla lunga pausa invernale, dalla sua riservatezza

Sei la Ponza che sta uscendo dalla lunga pausa invernale, dalla sua riservatezza, coi primi turisti venuti qui per camminare, andare in bici o a vela, coi primi camerieri appena arrivati da Formia e Gaeta per la stagione estiva, con le prime casette pronte a rifarsi il trucco, coi primi fichi d’india in fiore, ma con le notti dove ancora ulula il vento.

Ti stai preparando, il sonno è quasi finito, il mare già luccica, i fiori sono di mille colori, il cielo di un turchese intenso, la luce sta per vincere.

Il ricordo del Confino

Senza tutte le ore dedicate al mare stavolta mi hai raccontato le storie dei tuoi uomini importanti al Confino, qui spediti dalla dittatura fascista nel 1928, per poi essere trasferiti dalla solerte polizia del Duce una decina d’anni dopo nella vicina e ancora più selvaggia Ventotene.

Sandro Pertini, Pietro Nenni, Giorgio Amendola, Altiero Spinelli, Camilla Ravera, Basso e Terracini, Romita e Scoccimarro, tanti altri, oppositori politici e sognatori, idealisti e visionari, anarchici e intellettuali scomodi, rinchiusi in un’isola bella come Te che forse proprio per la sua bellezza non li ha privati mai della loro immensa voglia di libertà.

Nel tuo ventre studiavano, scrivevano, speravano. Resistevano, seppur sempre sorvegliati, tra la biblioteca, i laboratori artigianali e le poche passeggiate tra mare e campagna. Erano una comunità esiliata ma operosa, tenace, spesso aiutata di nascosto dai ponzesi. Vivevano sotto le angherie dei militari nelle celle del carcere borbonico o nei locali del Bagno Nuovo che oggi ospitano le scuole elementari e medie davanti a una scogliera o nelle casette e nelle mense appena dietro al Municipio, dove sono rimaste delle memorie affidate a delle targhe. Eccole, alcune targhe:

“Consumavo i pasti nella mensa di Giustizia e Libertà, qualche volta mangiavo con gli anarchici. Poi mangiai alla mensa dei comunisti che erano quelli organizzati meglio: da loro, com’era giusto, bisognava fare a turno i camerieri e gli sguatteri” (Pertini).

oppositori politici e sognatori, idealisti e visionari, anarchici e intellettuali scomodi, rinchiusi in un’isola bella come Te

“Sono anni che mi ritrovo confinato e ho conosciuto centinaia di rivoluzionari; li ho visti sempre sopra i libri o con i libri sotto al braccio. Vuol dire che questa guerra rivoluzionaria sarà fatta scagliando i libri. Può darsi che ciò abbia la sua efficacia ma si tratta di una strategia a me sconosciuta” (Magri).

“Gli antifascisti confinati a Ponza si eran dati un’organizzazione che funzionava con autodisciplina e solidarietà. S’erano formate mense collettive, si facevano corsi di istruzione e conversazioni politiche sulle questioni nazionali e internazionali del momento” (Ravera).

“Il pretore mi fece chiamare e chiese al cancelliere di lasciarci soli. Era imbarazzato. “Mi hai riconosciuto” – mi disse, “siamo stati compagni all’università e io mi trovo ora a doverti giudicare. Devi comprendere la mia pena”. “Non si preoccupi” – risposi, “faccia il suo dovere al servizio del regime come lo faccio io al servizio del mio partito” (Amendola).

Chiaia di Luna romana

E poi torno da Te, la spiaggia meraviglia, la meraviglia interrotta.

Chiaia di Luna romana

Una falesia che ricorda la luna, unica al mondo.

Ma eri una falesia fragile, crollata in modo mortale tanti anni fa e allora il tunnel scavato dagli antichi romani per raggiungerti facilmente dal porto è stato chiuso, probabilmente per sempre.

Chiaia di Luna mia, oggi ti posso vedere solo dal mare o dalla terrazza panoramica sovrastante, a dieci minuti di cammino dal porto. Ma so che sei eterna, che la natura inviolata ti procura ancora più incanto e so che hai incantato ai loro tempi gli stessi romani, che qui da Te cercavano un riparo sicuro, rifornimenti d’acqua immagazzinati nelle immense cisterne ancora visitabili sull’isola(!), gli auspici per una spedizione di guerra nutrendo le murene dentro le loro vasche scavate nel profilo della costa e anche la residenza estiva e l’eterno riposo. Sì, perché proprio in cima alla falesia, anche se sembri assorbirli nella tua magica roccia, si vedono ancora i resti di una necropoli.

Sei chiusa sì, ma sei il solito quadro. E mi fai sospirare.

Sì, perché proprio in cima alla falesia, anche se sembri assorbirli nella tua magica roccia,

(per ritrovare le atmosfere uniche di Chiaia di Luna vedi altro articolo apparso già sul Grillo Viaggiante, “Ponza, Dammi la luna”)

Passeggiata al vecchio faro

Mi hai pure chiamato a raggiungere il tuo vecchio faro cara isola, che è stato uno dei fari più importanti del Tirreno, oggi disabitato, ormai alimentato in modo automatico. Ma sistemato in cima a un grande sperone roccioso dove volano i gabbiani.

Arrivare a piedi sotto la muta sentinella del mare, percorrendo un bel sentiero panoramico, è un altro regalo che fai ai tuoi amanti, Ponza. Le onde e le rocce, il vento e le nuvole, il volo libero degli uccelli sui promontori, il sole che ogni tanto passa coi suoi raggi a illuminare una scena primitiva, le caprette solitarie che brucano chissà quale erba e che scendono a mare per nutrirsi del sale accumulato sulle scogliere.

La salita e la fatica, ripagata dalla vista, dall’orizzonte. Bellissimo.

La salita e la fatica, ripagata dalla vista, dall’orizzonte. Bellissimo.

Le piscine vuote

Un altro regalo che mi fai fuori stagione, bella Ponza mia, è un bagno nell’acqua fredda raccolta nelle cavità naturali del terreno sotto la frazione pittoresca di Le Forna, il tuo secondo e più remoto centro abitato.

la frazione pittoresca di Le Forna, il tuo secondo e più remoto centro abitato

Mi ricordi altre estati vissute qui, con bambini vocianti, canotti a spasso, tuffi in grandi ciambelle, sub curiosi, selfie degli innamorati, punti ristoro con panzanelle, mozzarelle, olive e birre ghiacciate.

Confusione, tanta. Emozione, pure.

Ma nulla come vedere le tue piscine così vuote, così romantiche.

Il tuffo nell’acqua gelida mi ricorda – finale a parte ovviamente – quello di Knecht ne “Il gioco delle perle di vetro” di Hermann Hesse. Un abbraccio totale della natura, un annullamento, quasi, in essa.
Grazie.

Viva viva San Silverio

Il tuo patrono ti ha sempre protetto.

Nato a Frosinone nel 480 circa, fu il 58esimo vescovo di Roma e Papa della chiesa cattolica appena per un anno, poco prima della sua morte, che avvenne nel tuo grembo nel 537. Eri l’isola dove fu ingiustamente esiliato dopo la sua deposizione, anticipando l’esilio di tanti altri uomini sulle tue sponde.

Il tuo patrono ti ha sempre protetto.

Arrivò in alto benchè fosse di basso rango Silverio e subì purtroppo per lui gli intrighi dell’imperatrice bizantina Teodora che gli preferiva Vigilio e che tanto tramò da deporlo, cogliendo come pretesto una lettera ingannevole che lo accusava di tradimento in combutta col Re dei Goti.

Fu così che Silverio, orgoglioso e mai domo, accettò il suo destino e andò a morire su una scogliera di Palmarola dove ancora oggi si trova una piccola cappella.

Per questo la sua effige è ovunque, in piccole e sacre edicole rese opache dalla salsedine, sui fianchi di case rosa pastello e con vista mare, per questo lo festeggi ogni 20 giugno con una solenne processione via mare e via terra, con la statua del santo che dal 1772 arriva sopra una barchetta, con le coperte e le lenzuola di seta ricamate a mano che pendono dai balconi, per omaggiare il suo passaggio.

Per questo gli emigrati in Australia o le comunità di ponzesi rimaste per sempre a New York tornano fino a qui, per un incontro con la propria fede e le antiche tradizioni marinare.

E sulle spiagge si sentono le benedizioni dei pescatori e nell’aria volano garofani rossi e la sera si illumina di fuochi d’artificio e bengala per celebrare il santo ma pure tutti gli attesi ritorni.

Per lo stesso santo la tua gente raggiunge Palmarola in barca a inizio giugno, mentre l’ultima domenica di febbraio i tuoi pescatori lo celebrano a Le Forna. L’hanno voluta con tutta il cuore questa seconda data perché a giugno spesso sono lontani, sempre a pescare, magari in Sardegna o fino alla Tunisia.

Perché un isolano non dimentica, perché Ponza non si dimentica.

Ponza, i particolari

Perché un isolano non dimentica, perché Ponza non si dimentica.

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