Il primo amore per il Regno Unito me lo hanno trasmesso le canzoni dei Beatles canticchiate dai miei genitori. Poco più che bambino posavo sul giradischi la puntina e partivano “Let it Be” e “Hey Jude”, “Come together” e “Here comes the sun”, “Strawberry fields for ever” e ovviamente “Yesterday”.

Ecco, voglio ricordare in questo diario a puntate, tutti i miei ieri tra Inghilterra, Scozia e Galles (purtroppo non ho avuto modo di conoscere l’Irlanda del Nord ma solo la bellissima Irlanda – vedi ampio reportage “Il viaggio verde” nel Grillo Viaggiante). Voglio raccontare tutte le volte che oltre la Manica mi sono sentito bene, in scoperta, pieno di quelle energie che quel clima variabile ti dona, proprio lì, al centro dell’Europa, quando l’Europa in UK c’era ancora…
Un pezzo sui Beatles lo ritroverete ovviamente nell’articolo dedicato a Liverpool, città generosa e grigia (ma anche rossa, come la sua mitica squadra di calcio), portuale e operaia. Un altro sguardo alle città più industriali dello UK è quello dato a Manchester e a Glasgow, sempre vibranti, sempre avanti. Così come alla Bristol che ha visto nascere i graffiti di Bansky. O alla cittadina mineraria della costa orientale dove è stato girato un film capolavoro come “Billy Elliot”: mi è sempre piaciuto molto il cosiddetto paese reale, quello con le nuvole, coi sobborghi in mattoncini rossi, con la gente semplice della working class, con le birre serali nei pub.

Chiaramente non possono mancare in questa raccolta delle escursioni a Londra, visitata più volte, da ragazzo per i corsi di lingua, da fidanzato per ammirare tutte le sue cartoline, da papà per far vedere il laboratorio delle tendenze giovanili e il melting pot del nostro continente alle mie figlie. Londra è tante cose, tante anime, in Europa è l’unica metropoli comparabile a New York e veramente oggi con una low cost può giustificare tanti ritorni, fosse solo per una mostra, per un concerto, per un musical, visto che la rivista “Time Out” l’ha appena eletta la città con l’offerta culturale più importante del mondo.
C’è poi l’Inghilterra legata al teatro di Shakespeare con Stratford upon Avon, all’archeologia del mistero con le magiche pietre in circolo di Stonehenge dove ho immaginato il Mago Merlino come guida, o il paese legato al fascino delle vecchie Università che si sfidano da sempre a canottaggio sul fiume. E quello della grande natura, marinara o lacustre ma sempre autentica e selvaggia: la Cornovaglia dei fiordi, dei pescherecci, delle nebbie, il Lake District dolcemente ondulato dove vagare tra prati, colline e laghetti e il ricordo dei poeti romantici.


Il tempo di passare anche per York e Chester per fare il pieno tra storia e tradizioni ed ecco il Galles, una nazione di frontiera, che oltre al mito del rugby e ai suoi nomi impronunciabili nasconde anche lunghe spiagge, suggestivi castelli e altre sorprese.

Infine, un ritratto di “quel mare strano”, che è stato per almeno tre estati della mia vita la formidabile scusa per dire che partivo a studiare la lingua quando il vero obiettivo erano le “frequentazioni” internazionali che avvenivano a Hastings, Brighton e soprattutto a Bournemouth, una delle cittadine dove mi sono più divertito da ragazzo.

Ma UK include pure la favolosa Scozia, bella da far venire i brividi: fiera, selvaggia, probabilmente mitizzata da un film come “Brave Heart” ma davvero libera, con orizzonti infiniti, dall’Isola di Iona a quella di Skye, dal Lochness alle Highlands, alle pecore, ai cardi, ai buoi incontrati per strada, ai serpentoni immaginati in fondo al lago. O piena di storia e arte come a Edimburgo, che personalmente trovo tra le città più affascinanti d’Europa.

Amore per lo UK me lo hanno provocato anche commedie deliziose come “Notting Hill”, “Quattro matrimoni e un funerali” e soprattutto “Love actually” e “About a Boy”, mi piacevano quei ritratti, quell’ironia, quella leggerezza; amore per me sono state anche le tragedie e le commedie di Shakespeare che ho studiato con quel genio del Professor Lombardo a “La Sapienza”, ma anche i libri di E.M Forster la cui passione me l’ha trasmessa il pittoresco Professor Jenkins, altro colosso dell’università romana. Anche i film in costume hanno giocato un ruolo nella mia attrazione, dal perfetto “Barry Lindon” di Kubrick alle trasposizioni delle opere letterarie come “Ragione e sentimento”, “Orgoglio e Pregiudizio” o “Cime Tempestose”, come ad affermare che esiste una Gran Bretagna per ogni stagione della vita, per ogni paesaggio o stato d’animo. Ma le mie pellicole preferite restano due: “Momenti di Gloria” e “L’Attimo Fuggente” perché ci rivedo i sogni dello sport, dell’arte e dalla gioventù inglese.
Sulla cucina britannica le memorie sono dimenticabili ma chissenefrega perché certe volte un cartoccio di fish and chips divorato difronte all’Oceano o una qualsiasi bettola etnica di Londra mi hanno fatto comunque emozionare e avvicinare tutti i gusti del mondo. Devo a tutti i miei ieri in UK se anche in Italia ho continuato a amare e a cercare le più varie cucine del mondo.

E quale playlist ricordare oltre ai Beatles ovviamente? Mi sono piaciuti tanto i Pink Floyd, capaci di leggere il mondo – anche musicale – con 50 anni di anticipo, i Police e chiaramente quel gigante di Sting, pure da solista; alcuni pezzi indimenticabili di Peter Gabriel e dei Queen, tra le donne Adele che ha una voce che smuove sempre qualcosa e (lo confesso!) ultimamente Dua Lipa, anche se la più brava di tutte secondo me era Amy, la fragile Amy Winehouse, che un giro a Camden Town te la fa ritrovare sui murales, sulle borsette, sui vinili. Tra i gruppi di qualche anno fa i Dire Straits con le loro celestiali chitarre, tra quelli moderni due su tutti, i Radiohead e i Coldplay, con le loro ballads da ascoltare in auto o ad occhi chiusi, mentre chiedo scusa ai Rolling Stones, agli Who ai Clash e ai Led Zeppelin per non ricordarli benissimo.
Tra letteratura e poesia ecco l’elenco dei miei preferiti e dimentico sicuramente qualcuno: Charles Dickens che fu un maestro a ritrarre la società vittoriana e le sue diseguaglianze, George Orwell lucido precursore della distopia, Ian Mc Ewan fra i moderni (credo che “La Strada” abbia inventato un nuovo vocabolario), qualche immancabile giallo di Agatha Christie tra i passati, i versi degli immortali Byron, Shelley e Keats, che mi commuove ritrovare al cimitero acattolico di Roma.
Da qualunque parte lo si guardi il contributo della Gran Bretagna all’arte varia è stato ed è gigantesco e ha per forza di cosa costituito anche una molla al viaggio, anzi a più viaggi.

Mi mancherebbe da dire qualcosa sulla gente, anche se nei pezzi di questa raccolta troverete episodi, annotazioni, incontri. A questa introduzione delego quindi solo dei flash: UK è anche le copertine dei tabloid dove fanno a gara i seni più grandi o le sere di inverno di Liverpool dove fanno a gare le gambe più nude e le gonne più corte, UK sono le famiglie riunite davanti alle previsioni del tempo, UK sono i cori impressionanti negli stadi, UK è la mescolanza di punk e yuppies, di pop e di rock, è un viaggio nelle viscere della Tube londinese o con bici e calessi nelle country-sides, il sabato mattina della gente comune dedicato al giornale, al pet, al giardino e al lavaggio dell’auto.
UK è fissare semplicemente le bianche scogliere di Dover quando ci arrivi la prima volta in nave o ricordare il gelido vento di Inverness quando tocchi la cittadina più a nord, UK è i neon di Piccadilly Circus come le lanterne fuori i pub e quelle dentro i fari che illuminano le coste più isolate sull’Oceano grigio, UK è anche Belfast con le sue tensioni e i suoi cantieri e prima o poi la vedrò, o un cerchio misterioso in un campo di grano o il ricordo di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, o un Pier nella nebbia che sembra dimenticato, o un parco urbano che sembra disegnato, un ponte di ferro che saluta Newcastle, un ponte di pietra vicino alle terme romane di Bath, le ciminiere di Sheffield e le brughiere dello Yorkshire, il derby calcistico e religioso di Glasgow e quelli che animano varie giornate della Premier League a Londra, a Manchester, a Liverpool.
UK per me è anche il cartone Disney di Robin Hood, il mio preferito, e anche nella Foresta di Nottingham ci vorrei andare un giorno.

E poi tutte le tradizioni che conosciamo, alcune chic, alcune goffe, ma tutte rispettate e inossidabili, il the delle cinque e la caccia alla volpe, i kilt scozzesi e i cappellini delle donne dell’alta società alle corse dei cavalli Royal Ascot, il brunch dove le frittelle vengono subito dopo le uova con pancetta e fagioli e le giocate infinite a freccette tra una pinta e l’altra, la classe di Wimbledon e la frenesia della Borsa, le code ordinate e i sorry di troppo, e – perché no – quella capacità rara di tanti inglesi di non conoscere l’abbigliamento e l’arredamento 😊.
Well, it’s time to begin: l’ordine dei pezzi sarà casuale perché ho fatto così tanti passaggi in UK nella mia vita che quella dell’ordine cronologico mi è sembrata un’idea folle, quindi prendetelo così come viene questo reportage, anche perché alcune puntate le sto ancora vivendo e scrivendo.



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